Il mobbing non è sempre un fatto privato.
Quando dietro ci sono favoritismi, incarichi pilotati, pressioni illegittime o violazioni sistematiche delle regole, l’ANAC può intervenire.
L’Autorità Nazionale Anticorruzione non si occupa di relazioni personali, ma di trasparenza, legalità e corretto funzionamento della macchina pubblica.
Se il tuo caso coinvolge abusi di potere, opacità o protezioni indebite, vale la pena capire come funziona l’ANAC.
Cos’è l’ANAC e cosa fa davvero
L’ANAC, cioè Autorità Nazionale Anticorruzione, è un’autorità amministrativa indipendente dello Stato italiano. Il suo compito è vigilare su tutto ciò che riguarda trasparenza, legalità, integrità e prevenzione della corruzione nella Pubblica Amministrazione.
Non si occupa solo di tangenti o appalti milionari, come spesso si immagina. Interviene anche in contesti meno eclatanti, ma altrettanto gravi: favoritismi, conflitti d’interesse, assunzioni opache, promozioni sospette, ritorsioni contro chi non si piega al sistema.
Ma c’è una cosa che va detta subito, in modo chiaro:
👉 solo chi lavora nella Pubblica Amministrazione o in un ente pubblico (o equiparato) può rivolgersi direttamente all’ANAC attraverso il canale ufficiale di segnalazione.
Parliamo quindi di: dipendenti pubblici, dirigenti, collaboratori esterni, consulenti, personale di società partecipate o appaltatori coinvolti in contratti pubblici.
Se sei un privato cittadino o lavori in un’azienda privata, non puoi utilizzare il canale ANAC, ma puoi eventualmente rivolgerti ad altri organi (come Procura, Corte dei Conti, Ispettorato, SPRESAL…).

Cosa fa, concretamente, l’ANAC?
L’ANAC non è un tribunale, ma ha poteri molto precisi. Può:
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verificare il rispetto delle leggi su trasparenza, concorsi, incarichi e anticorruzione,
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acquisire documenti e atti amministrativi sospetti o opachi,
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segnalare irregolarità ad altri enti competenti, come la Corte dei Conti o la magistratura ordinaria,
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avviare attività ispettive o di audit, anche interne,
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emanare linee guida vincolanti per appalti, nomine, codice etico, rotazione degli incarichi,
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proteggere il segnalante da ritorsioni (nel caso di whistleblowing regolare e qualificato).
L’obiettivo dell’ANAC non è tutelare il singolo, ma la correttezza del sistema. Tuttavia, in molti casi, chi denuncia violazioni sistematiche — come un mobbing usato per zittire, isolare o far fuori chi non si adegua — può ottenere una tutela indiretta molto concreta.
Quando c’entra col mobbing
L’ANAC non si occupa di relazioni personali, conflitti tra colleghi o stress da lavoro. Non è un’autorità sanitaria, né giudiziaria. E quindi non interviene se il problema è solo tra te e il tuo responsabile.
Ma ci sono situazioni in cui il mobbing non è più solo un comportamento scorretto: diventa lo strumento per gestire il potere in modo distorto, per premiare “amici”, isolare chi è scomodo, violare regole con l’alibi della gerarchia.
In questi casi, il mobbing non è la malattia: è il sintomo di un sistema corrotto.
Facciamo qualche esempio concreto:
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vieni demansionato o spostato senza motivazione, mentre altri vengono promossi senza merito;
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sei escluso da incarichi per cui hai titoli ed esperienza, mentre si inventano ruoli su misura per altri;
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segnali delle irregolarità e vieni punito con trasferimenti, isolamento, pressioni;
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noti che certe decisioni — promozioni, assunzioni, appalti — avvengono sempre fuori dalle procedure previste, con le stesse persone coinvolte.
In questi casi, il tuo mobbing può essere la conseguenza diretta di un abuso amministrativo, di un conflitto d’interessi o di un favoritismo sistematico. E quando c’è un interesse personale o clientelare dietro un comportamento organizzativo, l’ANAC può intervenire.
Non serve che ci siano soldi in cambio. Anche un incarico assegnato senza trasparenza è una forma di “corruzione amministrativa”, perché viola i principi di imparzialità e legalità.
Per questo motivo, molti casi di mobbing nella pubblica amministrazione sono solo la punta dell’iceberg.
Dietro c’è spesso una gestione del potere senza regole, fatta di “punizioni” a chi non si adegua, “premi” a chi si allinea, e silenzi ben distribuiti.
L’ANAC può essere utile quando il tuo disagio lavorativo ha un contesto strutturato, reiterato, e legato a scelte organizzative chiaramente irregolari.
Come segnalare un caso all’ANAC
Se lavori in un ente pubblico, in una partecipata, in un’azienda appaltatrice o in qualsiasi organizzazione legata alla pubblica amministrazione, hai diritto — e in certi casi anche il dovere — di segnalare comportamenti illeciti all’ANAC.
Il modo più sicuro per farlo è attraverso il canale ufficiale di whistleblowing, accessibile dal sito dell’Autorità (www.anticorruzione.it).
Non serve un avvocato. Non serve una denuncia formale. Basta una segnalazione chiara, onesta, con i fatti giusti al posto giusto.
Cos’è il whistleblowing?
Il whistleblowing è una procedura che ti permette di segnalare, in forma riservata, irregolarità o abusi avvenuti sul lavoro. L’ANAC, in base al D.Lgs. 24/2023, ti garantisce tutela totale contro ritorsioni se la tua segnalazione:
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è fatta in buona fede;
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riguarda comportamenti gravi e rilevanti (non semplici lamentele);
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è supportata da fatti, non solo da percezioni personali.
Puoi farla online, tramite canale criptato, che non registra né IP né email. Puoi anche caricare documenti, testimonianze, allegati. L’identità del segnalante è sempre protetta e non può essere rivelata nemmeno nel caso venga avviata un’indagine.
Cosa scrivere?
Devi raccontare cosa hai visto o vissuto, in modo ordinato, senza sfoghi emotivi.
Specifica:
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chi è coinvolto (se possibile con nomi e ruoli),
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cosa è accaduto (comportamenti, decisioni, incarichi anomali, punizioni ingiuste…),
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perché ritieni che ci siano violazioni dei principi di legalità, trasparenza, imparzialità o corretto utilizzo del potere,
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quali conseguenze ci sono state per te o per l’ente.
Meglio non mandare segnalazioni vaghe o sospetti personali senza riscontri. L’ANAC non si occupa di frustrazioni lavorative, ma di distorsioni sistemiche o violazioni procedurali.
Quando usare il canale ANAC
Usalo se sei interno al sistema (dipendente, collaboratore, consulente),
se le irregolarità sono gravi, reiterate, documentabili,
e se pensi che nessuno all’interno dell’ente abbia interesse a intervenire.
Se invece hai solo vissuto una situazione difficile, ma non vedi irregolarità vere e proprie nei procedimenti o nelle nomine, forse altri strumenti (come l’Ispettorato o la Corte dei Conti) sono più adatti.
Quando ha senso rivolgersi all’ANAC
Rivolgersi all’ANAC non è per tutti i casi di mobbing. Se il tuo problema è un capo scorbutico o una collega che ti ignora, probabilmente non è questo il canale giusto.
Ma se il mobbing che subisci fa parte di un meccanismo più ampio, se senti di essere stato isolato perché non ti sei piegato, se hai visto passare incarichi e premi sempre agli stessi nomi, mentre a te tolgono spazio, allora forse è il momento di pensarci.
Non devi avere prove schiaccianti. Ma devi avere chiarezza nei fatti e coraggio nel raccontarli con precisione.
L’ANAC non ti protegge sul piano emotivo, non ti consola. Ma se la tua segnalazione è fondata, può far muovere le cose dove tutto sembrava bloccato.
Ha senso rivolgerti all’ANAC se:
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lavori in un ambiente pubblico (PA, partecipata, azienda appaltatrice...);
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hai assistito o subito pratiche sistematiche e irregolari (promozioni pilotate, incarichi ad amici, trasferimenti punitivi...);
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hai già provato a segnalare all’interno, ma sei stato ignorato o addirittura punito;
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vuoi che la tua voce arrivi fuori dal sistema, dove non possono più zittirti con una PEC o una valutazione negativa.
Un consiglio schietto: non farlo a cuor leggero, ma nemmeno con paura.
Scrivi bene. Togli le emozioni, tieni solo i fatti.
E poi, se serve, invia. Non perché cambierà tutto da un giorno all’altro.
Ma perché qualcuno, da fuori, possa finalmente leggere quello che dentro nessuno vuole vedere.
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