
Cos'è il Mobbing ?
Cos'è il Mobbing ?
Il mobbing è una forma di comportamento aggressivo e persecutorio, spesso a livello psicologico ed emotivo, esercitato in ambito lavorativo, con l'obiettivo di emarginare, isolare una persona o portarla a licenziarsi.

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Condotta Ripetuta
Il mobbing si configura solo se le vessazioni, umiliazioni o esclusioni si ripetono nel tempo con sistematicità.
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Finalità Persecutoria
Il comportamento deve mirare a danneggiare il lavoratore, anche se in modo subdolo o non apertamente dichiarato.


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Contesto lavorativo
Deve avvenire in ambito lavorativo, da parte di superiori o colleghi, con effetti gravi su salute, dignità e carriera.
Cos'è il Mobbing ?
Conseguenze Psicologiche
Il mobbing colpisce l’identità, l’umore e la capacità di reagire. I danni emotivi possono durare anni, anche dopo la fine dell’esperienza lavorativa.
Cos'è il Mobbing ?
Conseguenze Fisiche
Stress prolungato e vessazioni ripetute si riflettono sul corpo: il malessere psicologico diventa sintomo, malattia, fatica cronica.

Mobbing, Bossing , Straining , Stalking ?
Articolo 2087 - Codice Civile
Mobbing
Comportamenti vessatori ripetuti nel tempo da parte di colleghi o superiori con l’obiettivo di emarginare, destabilizzare o spingere il lavoratore alle dimissioni. Si manifesta con umiliazioni, esclusioni, carichi eccessivi o, al contrario, svuotamento di mansioni.
Articolo 2087 - Codice Civile
Bossing
È una forma di mobbing esercitata direttamente dal datore di lavoro o da un superiore gerarchico. Mira spesso a indurre il dipendente ad andarsene, tramite pressioni, minacce velate, svalutazioni continue o decisioni discriminatorie.
Articolo 2087 - Codice Civile
Straining
A differenza del mobbing, non è necessario che i comportamenti siano ripetuti: basta anche una sola azione particolarmente lesiva, purché provochi una situazione di stress e sofferenza che si protrae nel tempo e altera la qualità della vita lavorativa.
Articolo 2087 - Codice Civile
Stalking Occupazionale
È una condotta ossessiva e persecutoria legata al contesto professionale, ma con modalità simili allo stalking: e-mail continue, appostamenti, pressioni anche fuori dall’orario o dopo la cessazione del rapporto di lavoro. Può configurare un reato penale.
Oltre il 70% delle vittime di mobbing lavora nel settore pubblico
Circa 1,5 milioni di lavoratori italiani su 21 milioni sono vittime di mobbing, secondo l'Ispes
Come si manifesta il mobbing

Dequalificazione
È la pratica di assegnare un lavoratore a mansioni inferiori rispetto alla sua qualifica, esperienza o contratto.
Non coincide automaticamente con il mobbing, ma diventa vessatoria quando è sistematica, si traduce in isolamento, perdita di dignità professionale o frutto di una strategia persecutoria che mira a danneggiare o allontanare il dipendente

Demansionamento
È quando il lavoratore viene privato di qualsiasi compito: non gli vengono assegnate mansioni, né obiettivi, né responsabilità.
Di fatto viene lasciato senza nulla da fare, isolato, ignorato, come se non esistesse. È una forma di esclusione gravissima, spesso usata per umiliare e spingere alle dimissioni.

Mansioni di livello superiore
Quando a un lavoratore vengono assegnate mansioni superiori a quelle previste dal suo contratto, si parla di utilizzo improprio. Se questa situazione dura più del limite previsto dal CCNL (di solito 3 o 6 mesi non continuativi in un anno, salvo eccezioni), il lavoratore ha diritto all’inquadramento superiore e alla relativa retribuzione.
Se invece gli si chiede di svolgerle senza riconoscimento e per lunghi periodi, può configurarsi una forma di sfruttamento o abuso, rilevante anche in ambito mobbing.

Spostamenti irregolari
Lo spostamento di un lavoratore in un’altra sede, settore o mansione deve sempre essere motivato da esigenze organizzative reali e seguire le procedure previste dal contratto collettivo nazionale di riferimento (CCNL).
Quando invece il trasferimento avviene in modo arbitrario, punitivo o senza alcuna comunicazione formale, può costituire una forma di mobbing organizzativo. Spostare un dipendente per isolarlo, umiliarlo o rendergli difficile la vita privata e familiare è una pratica illecita, e può avere conseguenze legali per il datore di lavoro.

Lettere di richiamo strumentali
Il richiamo disciplinare è uno strumento legittimo, ma solo se fondato su fatti reali, documentati e proporzionati. Quando invece le lettere di richiamo vengono usate in modo sistematico, immotivato o pretestuoso, con l’unico scopo di colpire il lavoratore, si entra nel terreno del mobbing.
Accumularle nel tempo può servire a costruire un falso dossier per giustificare sanzioni, demansionamenti o licenziamenti, oppure a generare stress, paura e insicurezza. È una forma subdola di vessazione, spesso difficile da contestare, ma rilevante sul piano legale se inserita in un contesto persecutorio.

Insulti, minacce, diffamazioni, molestie
Sono tra le forme più evidenti di mobbing, ma non sempre avvengono in modo palese.
Possono essere dirette, come insulti, urla, frasi umilianti o allusioni offensive dette davanti ad altri colleghi per mettere in imbarazzo o screditare.
Ma possono anche essere subdole e indirette: voci fatte circolare, insinuazioni, battute sprezzanti dette alle spalle, con il preciso intento di isolare la persona dal gruppo, minarne la credibilità o ridicolizzarla.
Che siano aperte o velate, sono sempre espressione di un ambiente tossico e, se sistematiche, possono costituire una grave violazione della dignità e dei diritti del lavoratore.

Dispetti e umiliazioni
Si tratta di comportamenti apparentemente “minori”, ma se ripetuti e mirati possono avere effetti devastanti. Si tratta di azioni sottili, spesso difficili da dimostrare, ma chiaramente finalizzate a creare disagio, frustrazione o perdita di fiducia.
Esempi pratici:
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Scadenze impossibili assegnate solo a te, per poi rimproverarti se non le rispetti.
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Commenti mortificanti davanti ai colleghi, come “non sei capace nemmeno a fare questo”.
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Piccoli sabotaggi: documenti spariti, la sedia rotta, la macchina graffiata nel parcheggio interno.
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Esclusione sistematica da riunioni, e-mail o pause caffè condivise.
Sono tutte forme di aggressività indiretta: fanno leva sull’imbarazzo, sul senso di inadeguatezza e sull’isolamento sociale. E nel tempo possono compromettere seriamente la salute mentale della vittima.

Discriminazione lavorativa o sessuale
Quando un lavoratore o una lavoratrice viene trattato in modo sfavorevole a causa del sesso, dell’età, dell’origine, dell’orientamento sessuale, delle opinioni personali o di altri fattori non professionali, si parla di discriminazione. È un comportamento vietato dalla legge, anche se non esplicitamente offensivo.
Può manifestarsi con:
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Ostacoli alla carriera, promozioni negate o incarichi di prestigio sempre affidati ad altri.
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Commenti o allusioni sessiste, battute a sfondo sessuale, linguaggio inappropriato.
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Esclusione da progetti, riunioni o opportunità, senza motivazioni oggettive.
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Valutazioni del rendimento falsate o soggettive, spesso accompagnate da giudizi personali.
Anche una singola azione discriminatoria, se grave, può avere rilievo giuridico. Ma quando è sistematica, può costituire una forma di mobbing a tutti gli effetti.

Mobbing: perché succede ?
Il mobbing è il risultato di una serie complessa di fattori individuali, relazionali e organizzativi, che si intrecciano all’interno del contesto lavorativo.
Non è un episodio isolato, ma un processo che nasce, cresce e si consolida quando mancano gli anticorpi culturali e strutturali per fermarlo

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A livello individuale
Può nascere da gelosie, insicurezze, rivalità personali o paure: un dipendente troppo competente può far sentire inadeguato un collega o un capo; una persona diversa per genere, età, orientamento o provenienza può essere vista come un corpo estraneo. Il bisogno di affermarsi a spese degli altri, soprattutto in ambienti competitivi o instabili, può portare qualcuno a usare il mobbing come strumento di controllo o sopraffazione.
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A livello relazionale
Il mobbing prolifera in ambienti dove manca il confronto sano, dove i conflitti non vengono gestiti, ma repressi o deviati su un bersaglio facile. A volte, chi attacca cerca di scaricare le proprie frustrazioni su qualcuno che ritiene debole o indifeso. Altre volte, chi osserva e tace diventa complice, per paura di ritorsioni o per convenienza. Il gruppo, in queste dinamiche, può diventare una massa silenziosa che normalizza la violenza.


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A livello organizzativo
Il vero terreno fertile per il mobbing è un’organizzazione che non previene, non interviene e non forma. Mancanza di regole chiare, leadership autoritaria o assente, scarso controllo da parte dei vertici, gestione opaca del personale, assenza di canali sicuri per segnalare abusi: tutto questo trasforma il mobbing in un comportamento tollerato, se non incentivato. Il mobbing può anche diventare una strategia aziendale occulta per liberarsi di lavoratori considerati “scomodi”, senza passare per un licenziamento formale.
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A livello culturale
In molte realtà lavorative italiane, il mobbing non viene nemmeno riconosciuto come tale.
Vessazioni, esclusioni o pressioni psicologiche vengono spesso minimizzate con frasi come “è solo stress”, “è il carattere del capo”, “è normale in questo ambiente”. Questa cultura del silenzio e della negazione rende la vittima ancora più isolata, mentre protegge chi abusa del proprio ruolo.
