
Combattere il Mobbing. Come ?
Il mobbing si combatte. Un passo alla volta, con gli strumenti giusti
Combattere il Mobbing
Capire se sei vittima di mobbing e iniziare a tutelarti, prima che sia troppo tardi.
Combattere il Mobbing
Gli strumenti legali, medici e psicologici per affrontare il problema in modo solido.
Combattere il Mobbing
Tecniche pratiche per reggere la pressione e non perdere lucidità.
Combattere il Mobbing
Cosa può succedere dopo: scenari, diritti, ricostruzione personale e professionale.
Combattere il Mobbing
Cosa fare subito
Verifica il rispetto delle normative sul lavoro, compresi turni, ferie, ordini vessatori, demansionamenti e discriminazioni.
Puoi segnalare situazioni di mobbing, pressioni indebite, o violazioni contrattuali.
Scrivi una relazione precisa, documentata, con date, fatti e nomi.
1
Scrivi tutto
Anche se ti sembra banale, annota ogni singolo episodio.
Il mobbing si dimostra con i dettagli,
Le parole volano, le prove restano.
-
Tieni un diario giornaliero degli episodi: data, ora, luogo, persone presenti, parole usate.
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Includi anche le reazioni fisiche ed emotive: insonnia, attacchi d’ansia, difficoltà di concentrazione.
-
Invia a te stesso una mail o salvalo in cloud: ogni appunto è una prova potenziale.
-
Prima ancora dell’avvocato, serve la memoria. E dev’essere scritta.
2
Non dare pretesti
Mantieni sempre il controllo, anche quando ti provocano.
Chi ti mobbizza cerca una tua reazione per incastrarti.
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Non insultare, non urlare, non abbassarti al loro livello.
-
Anche se ti umiliano, mantieni calma e formalità (soprattutto per iscritto).
-
Evita sfoghi in chat aziendali, gruppi WhatsApp o mail impulsive.
-
Il mobber può usarle per accusarti di “conflitto”, “comportamento aggressivo e problematico" o altro.
-
Cerca di mantenere un atteggiamento rispettoso.
3
Pretendi tutto scritto
Ordini, rimproveri, accuse: chiedi sempre conferma via mail.
Quello che resta solo a voce non esiste.
-
Se ti danno istruzioni o rimproveri a voce, chiedi con calma che vengano messi per iscritto.
Esempio: “Per cortesia, può inviarmi una mail di conferma così evitiamo equivoci?” -
Se non lo fanno, scrivilo tu:
“Confermo quanto richiesto verbalmente oggi alle 10:30...” -
Ogni comunicazione scritta può diventare una prova. Ogni cosa detta solo a voce, sparisce.
4
Registra
In caso di minacce verbali o insulti, puoi registrare legalmente.
Ma fallo con criterio, solo se serve, e senza alterare nulla.
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Se ricevi insulti, minacce o pressioni verbali, puoi registrare le conversazioni solo se sei presente.
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Legalmente valido se:
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si sente la tua voce;
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non viene modificato nulla;
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viene usato a fini difensivi, non diffamatori.
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Usalo come strumento di emergenza, non come metodo abituale.
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La base giuridica è la Cassazione Penale, Sezioni Unite, sentenza n. 36747/2003, confermata da successive sentenze tra cui Cass. Pen. 18908/2011.
5
Informati
Non rimanere nell’ignoranza.
Capire i tuoi diritti è il primo passo per difenderli.
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Scarica e leggi il contratto collettivo nazionale (CCNL) e, se c’è, l’integrativo aziendale.
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Consulta un sindacato, ma non accettare risposte vaghe o minimizzanti.
“È il carattere del capo” non è una risposta. -
Se non trovi aiuto interno, cerca consulenti esterni: avvocati del lavoro, associazioni di tutela.
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Capire le regole del gioco ti mette in vantaggio.
6
Agisci
Non restare immobile. Comincia a muoverti, anche con piccoli passi.
Chi subisce mobbing ha più forza di quanto pensi.
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Non restare immobile. Anche un’azione piccola è un passo verso la tutela.
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Inizia con: richiesta formale di visita medica, mail documentale, richiesta sindacale, consulto legale.
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Non aspettare il “momento perfetto”: non arriverà mai.
-
La tua difesa comincia da te. Il resto verrà.

Costruire una difesa
Il mobbing si combatte con metodo, non con rabbia. Avere ragione non basta: serve dimostrarlo. E per farlo, devi sapere con chi parlare, cosa raccogliere e come muoverti. Questa è la tua prima linea di difesa.
Il mobbing è subdolo: spesso si muove tra frasi ambigue, gesti non scritti, pressioni difficili da spiegare.
Ma se cominci a raccogliere prove, cercare alleati e documentare tutto, la tua posizione si rafforza.
Difendersi non significa fare subito causa.
Significa sapere quando e come muoversi.
E soprattutto: non restare soli.
In questa sezione troverai:
-
Chi può aiutarti davvero (avvocati, medici, enti pubblici)
-
Come raccogliere e organizzare le prove
-
Quando attivare sindacati, ASL, Ispettorato
-
Quando e come sporgere denuncia
Non è facile, ma è possibile.
E ogni passo fatto bene, conta.
1. Scegli i tuoi alleati
Chi subisce mobbing tende, all’inizio, a minimizzare o a chiudersi. È una reazione normale: si ha paura di esagerare, di passare per deboli, o di peggiorare la situazione. Ma non fare nulla o cercare di reggere da solo è spesso il modo più sicuro per scivolare sempre più giù.
Per costruire una difesa, non serve fare subito una denuncia o affrontare il capo a muso duro.
Serve invece una cosa molto più semplice e strategica: trovare le persone giuste con cui parlare.
Persone che possano aiutarti, crederti, consigliarti. E, più avanti, testimoniare o intervenire.
Questa fase è fondamentale. Se sbagli alleati, ti sentirai dire frasi come:
“È normale, succede in tutti gli ambienti.”
“Dai, non farla più grossa di quel che è.”
“Meglio lasciar perdere.”
Ed è così che il mobbing prende forza: quando chi dovrebbe aiutarti si gira dall’altra parte.
Per questo devi scegliere con attenzione e agire con metodo.
Ecco da dove iniziare:
Avvocato del lavoro
Nessun amico di famiglia, per cortesia.
Deve avere esperienza con casi di mobbing o violazioni aziendali. Se non ne conosci, contatta associazioni territoriali o sportelli antimobbing.
Medico di Base
Parlaci. E parlagli della tua ansia, insonnia o disagio o altri sintomi . Servirà per avere una prima certificazione sanitaria, utile più avanti. Se possibile, consulta anche uno psicologo (privato, ASL o centro antiviolenza).
Sindacati
Se il tuo sindacato interno minimizza o è troppo vicino all’azienda, cercane uno esterno o autonomo.
Chiedi se hanno già trattato casi simili.
Non isolarti!
Se c’è una persona neutrale e affidabile nel tuo ambiente (collega, ex collega, testimone), parlane. Avere anche solo una testimonianza “informale” può essere utile dopo.
2. Raccogli prove
Quando si subisce mobbing, è naturale voler parlare, sfogarsi, raccontare tutto a chiunque sembri ascoltare. Ma attenzione: uno sfogo non è una prova. Una sensazione non è un fatto. Una chat con un amico non è un documento.
Le aziende (e i loro avvocati) giocano su questo: sul fatto che il mobbing è quasi sempre fatto a voce, in modo ambiguo, senza testimoni diretti o con complicità interne.
E quindi, se tu non raccogli nulla in modo ordinato, ti ritrovi con la verità... ma senza modo di dimostrarla.
Il tuo obiettivo deve essere uno solo: creare un archivio ordinato e coerente di prove, documenti, comportamenti anomali e reazioni psico-fisiche, giorno dopo giorno.
Non serve essere un investigatore. Serve costanza.
E metodo.


Diario
Tieni un diario giornaliero (cartaceo o digitale) in cui annoti:
- Descrizione Episodio
- Data e orario
- Persone presenti
- Che impatto ha avuto su di te

Archivia
Conserva tutto. E archivia tutto per cartelle tematiche, ad esempio:
- Referti e certificati
- Richieste impossibili o dequalificanti
- Messaggi Whatsapp
- Rimproveri verbali
Conosci i ruoli
Non basta scrivere mail. Bisogna scriverle alle persone giuste.
Uno degli errori più frequenti è lamentarsi con chi non ha né potere né responsabilità: colleghi, segreterie, referenti generici.
In ogni azienda – soprattutto se pubblica o partecipata – ci sono figure con responsabilità legali e obblighi precisi.
E metterle in copia conoscenza (CC o CCN) nelle comunicazioni scritte può fare la differenza tra una segnalazione ignorata e una presa in carico formale.
3. Attiva chi ha il dovere di agire
Quando subisci mobbing, potresti avere l'impressione che nessuno ti stia aiutando. Ma in realtà alcune figure sono legalmente obbligate a intervenire.
Non sono “opzioni”. Non sono “consigli”. Sono obblighi giuridici, stabiliti dal Codice Civile, dal Testo Unico sulla Sicurezza (D.lgs. 81/2008) e da numerose normative settoriali.
Il punto è che queste figure, nella pratica, non si muovono da sole.
Non vengono a cercarti. Non entrano nella tua stanza per chiederti come stai.
Spesso preferiscono non vedere, finché nessuno le chiama in causa.
Ed è proprio per questo che, se vuoi difenderti davvero, devi imparare a coinvolgerle attivamente.
Come? Con comunicazioni formali, con PEC ben scritte, con segnalazioni indirizzate alle persone giuste.
Non gridando al vento, ma mettendo nero su bianco le tue richieste, i tuoi dubbi, il tuo malessere.
In questo modo, il silenzio smette di essere una difesa per chi sbaglia.
Perché una richiesta ignorata, una mail ignorata, una visita non convocata, diventano omissioni gravi.
suscipit rhoncus dui.
Datore di lavoro / dirigente delegato

Responsabile principale della tua salute sul lavoro, anche psicologica.
Deve prevenire ogni forma di rischio, incluso il mobbing.
- Responsabilità legale generale sulla salute e sicurezza dei lavoratori.
- Deve prevenire situazioni dannose, comprese quelle di tipo psicologico o relazionale.
Medico competente aziendale*

Ha il compito di valutare se sei idoneo o meno a lavorare in sicurezza. Può rilevare disagio psichico e richiedere modifiche, prescrizioni o sospensioni.
- Valuta l’idoneità psicofisica alla mansione, anche in caso di disagio mentale.
- Può intervenire su richiesta, con visite straordinarie e relazioni mediche.
RSPP - Resp. Servizio Prevenzione e protezione

Ha il compito importante, ovvero quello di di collaborare alla valutazione dei rischi aziendali, compreso lo stress da lavoro.
Cura il DVR .
- Collabora con datore e medico per redigere e aggiornare il DVR.
- Monitora i rischi lavorativi, anche legati allo stress.
Rappresentanti Lavoratori sicurezza

Gli RLS sono eletti dai lavoratori.
Possono raccogliere segnalazioni e chiedere interventi sull’ambiente di lavoro.
- Eletto o designato dai lavoratori.
- Ha diritto di accesso al DVR e può segnalare situazioni critiche all’azienda o agli enti esterni.
Responsabile Prevenzione Corruzione e Trasparenza

Obbligatorio nella Pubblica Amministrazione.
Vigila su abusi di potere, favoritismi e violazioni della trasparenza.
- Può intervenire in presenza di favoritismi, discriminazioni, abusi organizzativi o violazioni del principio di imparzialità.
- Figura obbligatoria per legge nella PA e in molte società partecipate.
Ufficio del personale / Risorse Umane

Gestisce tutto ciò che riguarda contratto, ferie, turni, premi. Deve rispondere in modo tracciabile e imparziale.
- Gestisce inquadramenti, premi, ferie, trasferimenti, assenze.
- Deve rispondere per iscritto e garantire equità nelle procedure.
Sindacato / RSU / RSA

Può tutelarti, assisterti legalmente o aprire un confronto con l’azienda. Verifica che sia indipendente.
- Devono tutelare i lavoratori iscritti, ma anche chi si rivolge a loro per situazioni gravi.
- Possono attivare tavoli di confronto e supportarti con avvocati esterni.
Organismo di Vigilanza

Nelle aziende con Modello 231, riceve segnalazioni riservate su violazioni interne e disfunzioni organizzative.
- Nelle aziende con Modello 231, possono ricevere segnalazioni anonime o riservate.
- Vigilano sul rispetto delle procedure e sull’assenza di comportamenti illeciti.
*Medico Competente

In tutte le aziende con più di 15 dipendenti, la presenza del medico competente è obbligatoria per legge. È una figura nominata dal datore di lavoro per valutare l’idoneità dei lavoratori rispetto ai rischi professionali.
Ma attenzione: non è un medico “di parte”. Anche se scelto dall’azienda, ha doveri precisi verso i lavoratori, in primis quello di tutelarne la salute psicofisica.
Se inizi ad accusare malessere legato al contesto lavorativo – insonnia, ansia, pressione al petto, gastrite, attacchi di panico – hai il diritto di chiedere una visita straordinaria di idoneità. Non devi aspettare che sia l’azienda a convocarti.
Puoi farlo scrivendo direttamente al datore di lavoro o all’ufficio del personale, meglio tramite PEC, indicando chiaramente che richiedi la valutazione della tua idoneità alla mansione per motivi di salute.
Durante la visita, spiega tutto: come ti senti, quali sintomi hai, cosa ti sta accadendo in ufficio.
Il medico può:
-
dichiararti idoneo con prescrizioni,
-
dichiararti temporaneamente non idoneo,
-
oppure attivare un percorso con il datore per ridurre il rischio.
Se hai già referti del tuo medico di base o di uno psicologo, portali con te: possono rafforzare il quadro clinico.
Inoltre, il medico competente deve contribuire alla valutazione dello stress lavoro-correlato prevista nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).
Se non lo fa, o se l’azienda rifiuta o ignora la tua richiesta, puoi segnalarlo allo SPRESAL (Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro) della tua ASL.
4. Attiva gli Enti Ispettivi
Non sei solo nemmeno fuori dall’azienda. Esistono enti pubblici che hanno il compito preciso di verificare, sanzionare e intervenire quando un datore di lavoro viola i propri obblighi.
Attivarli nel modo giusto può cambiare radicalmente la tua posizione: da “persona che lamenta” a “lavoratore tutelato dallo Stato”.
Questi enti non agiscono su intuizione o d’ufficio: devono essere coinvolti con segnalazioni dettagliate, documentate e indirizzate alla figura corretta.
La base normativa è chiara:
-
Art. 2087 c.c. : il datore ha l’obbligo di garantire l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore.
-
D.Lgs. 81/2008: regola la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, incluse le situazioni di stress lavoro-correlato.
-
Statuto dei Lavoratori (L. 300/1970): tutela la dignità del lavoratore e la libertà di espressione e difesa.
Se l’azienda ignora o insabbia le tue richieste, il passo successivo è esterno.
Ecco gli enti principali che puoi attivare, uno per uno.
Ispettorato del Lavoro

Verifica il rispetto delle normative sul lavoro, compresi turni, ferie, ordini vessatori, demansionamenti e discriminazioni.
Puoi segnalare situazioni di mobbing, pressioni indebite, o violazioni contrattuali.
Scrivi una relazione precisa, documentata, con date, fatti e nomi.
- Può ascoltare testimoni interni all’azienda (anche in forma riservata)
- Le sue ispezioni hanno valore probatorio in sede giudiziaria
- In caso di violazioni, può emettere verbali e sanzioni dirette
Corte dei Conti

Si attiva se il mobbing genera danni erariali o sprechi pubblici (es: premi ingiustificati, incarichi dati a figure protette, gestione disfunzionale e tossica delle risorse umane).
Può essere interessata in caso di responsabilità amministrativa del dirigente.
- Valuta il danno economico per l’amministrazione, non per il lavoratore
- Può indagare su gestione delle risorse umane come spreco di denaro pubblico
- particolarmente utile se si sospettano incarichi fittizi o premi illegittimi
SPRESAL

È il braccio operativo del D.Lgs. 81/2008.
Controlla DVR, stress lavoro-correlato, idoneità ambientale, condizioni psico-fisiche dei dipendenti.
Puoi attivarlo se il DVR non è aggiornato, se il medico competente non agisce, o se sei esposto a rischi sottovalutati.
- È l’unico ente che può valutare se il DVR è incompleto o falsato
- Può accertare l’assenza di misure preventive sullo stress
- I suoi interventi valgono anche per aziende non pubbliche
Procura della Repubblica

Interviene se ci sono reati: minacce, molestie, lesioni psichiche, stalking occupazionale, mobbing grave.
Serve supporto legale. La denuncia va fatta con precisione e prova.
- Serve per attivare procedimenti penali (non solo civili o amministrativi)
- Può agire d’ufficio se riceve elementi gravi e coerenti
- È il canale per segnalare reati come lesioni, violenza privata, stalking
Autorità Nazionale Anticorruzione

L'ANAC è attiva solo se lavori nella PA o in una società partecipata. Vigila su favoritismi, pressioni illecite, violazioni di trasparenza.
Può aprire procedimenti interni o segnalare alla Corte dei Conti.
- Può aprire istruttorie interne riservate su dirigenti pubblici
- Lavora anche su segnalazioni senza identità del segnalante (whistleblowing)
- È utile in presenza di reticenze, omertà o favoritismi strutturali)
5. Quando fare una denuncia
Denunciare è una decisione seria, che va presa con lucidità. Serve preparazione, prove, e una strategia. Se lo fai troppo presto, rischi di essere isolato. Se lo fai troppo tardi, potresti essere già a terra.
Serve capire a chi e per cosa.
Penale, civile, amministrativa: le denunce non sono tutte uguali.
Il mobbing non è un reato a sé, ma può integrare reati gravi: lesioni, stalking, violenza privata, omissione d’atti d’ufficio.
In altri casi è meglio partire con un’azione civile o un esposto ispettivo.
Non fare tutto da solo.
Denunciare senza supporto può essere controproducente.
Serve un avvocato esperto, una rete che ti sostenga, prove documentate.
Anche un certificato medico fatto bene vale più di cento sfoghi.
Denuncia penale
-
Se ci sono minacce, molestie, persecuzioni, danni alla salute mentale documentati.
-
Va presentata presso la Procura della Repubblica, con l’assistenza di un avvocato o presso le forze dell'ordine.
-
Può portare all’apertura di un’indagine contro specifiche persone fisiche.
Causa civile
-
Se vuoi ottenere un risarcimento economico per danno biologico, esistenziale o professionale.
-
Richiede prove solide: documenti, referti, testimonianze, mail.
-
Può avvenire dopo o in parallelo alla causa di lavoro.
Giudice del Lavoro
-
Quando vuoi ottenere il reintegro, il riconoscimento del mobbing o l’annullamento di un provvedimento disciplinare.
-
Va valutato con l’avvocato, sulla base della documentazione raccolta e dei testimoni disponibili.
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È lo strumento giusto quando l’azienda ha agito formalmente contro di te (richiami, trasferimenti punitivi, licenziamento).
Esposto Ispettivo
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Se vuoi far attivare un controllo da parte di Ispettorato, ASL o altri enti.
-
Può essere anonimo o firmato, ma sempre circostanziato e preciso.
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È utile anche in fase iniziale, prima di arrivare in tribunale.
Centri Mobbing
I Centri pubblici per il disagio lavorativo offrono ascolto clinico e valutazioni con valore medico-legale.

Come non crollare
Restare in piedi mentre tutto intorno cede non è debolezza: è forza. Il mobbing logora. Ti svuota giorno dopo giorno. Ma il primo obiettivo, prima ancora della giustizia, è non crollare psicologicamente. Reggere. Conservare lucidità. Perché chi resiste, prima o poi, si rialza.
Lucidità, non perfezione.
Non devi essere sempre forte.
Ma devi capire quando stai iniziando a perdere il controllo.
Lo stress prolungato può farti sbagliare, isolarti, farti dire o scrivere cose che ti danneggiano.
Conservare lucidità è già una forma di autodifesa.
La tua mente è parte della tua difesa.
Chi ti aggredisce spera che tu vada in crisi, che faccia un errore, che ti spenga.
Impara a proteggerti anche dentro: esistono tecniche semplici, non fuffa da guru.
Funzionano.
E ti aiutano a tenere botta mentre costruisci il resto.
Diario oggettivo

- Ogni sera, scrivi 5 righe: cosa è successo, chi c’era, come hai reagito.
- No sfoghi. Solo fatti, tempi, dettagli.
- Ti aiuta a vedere con distacco, come se stessi analizzando un film.
Respirazione quadrata

- Tecnica semplicissima per bloccare panico e tensione.
- Inspira 4 secondi → trattieni 4 → espira 4 → trattieni 4. Ripeti.
- Fallo 2 minuti, ogni volta che senti salire il nodo.
Dissociazione

- Immagina di essere uno spettatore esterno, come se osservassi la scena da fuori.
- Questo ti permette di non assorbire tutto come personale.
- Tecnica usata anche in psicotraumatologia.
Modalità Silenziosa

- Riduci i canali di input inutili: niente gruppi tossici, niente chat che ti fanno infuriare.
- Se puoi, limita l’uso del cellulare in orario serale.
- Il cervello, per ricostruire, ha bisogno di meno rumore.
Routine Salvavita

- Scegli 2 cose al giorno che fai per te: camminata, doccia lunga, musica, silenzio, una serie TV
- Non devono migliorarti. Devono tenerti a galla.
- Costruisci un micro-rifugio quotidiano.
Chiedi Aiuto

- Non aspettare l’urgenza per parlare con un medico o uno psicologo.
- La prevenzione vale anche per la mente.
- Un confronto esterno ti ancora alla realtà.

Uscire dal Mobbing
Uscirne è possibile. Ma non è mai come prima. Chi vive una situazione di mobbing, anche quando ne esce, non torna semplicemente indietro. Qualcosa cambia: nel modo in cui ti fidi, nel modo in cui lavori, nel modo in cui ti guardi. Ma proprio per questo, uscire significa anche ricostruire.
Ci sono strade diverse. Non tutte fanno male.
Reintegro, trasferimento, dimissioni, risarcimento: non esiste una sola via d’uscita.
L’importante è scegliere con lucidità, e capire quali opzioni sono realistiche, legali e sostenibili.
Non tutte sono “vittorie”, ma alcune sono liberazioni.
Ripartire è più facile se sai dove mettere le mani.
Una volta fuori, restano strascichi emotivi, vuoti lavorativi e un’identità da ricostruire.
Ma si può fare, a testa alta. Basta un piano, qualche alleato, e la consapevolezza che non è stato tempo perso, ma resistenza guadagnata.
Reintegro, trasferimento, causa, dimissioni

Uscire dal mobbing può significare restare, spostarsi o andarsene. Ma ogni scelta ha implicazioni precise.
Non si improvvisa: va pianificata in base a prove, condizioni e obiettivi concreti.
- Ogni sera, scrivi 5 righe: cosa è successo, chi c’era, come hai reagito.
- No sfoghi. Solo fatti, tempi, dettagli.
- Ti aiuta a vedere con distacco, come se stessi analizzando un film.
Danno biologico ed invalidità

Il mobbing può lasciarti addosso qualcosa di più profondo del malumore: un vero e proprio danno psicofisico.
Esistono strumenti per farlo riconoscere e ottenere tutela anche economica.
- Il danno biologico può essere riconosciuto in sede civile. Serve una perizia medico-legale che dimostri il nesso tra ambiente lavorativo e danno subito.
- Lo stress da lavoro può essere riconosciuto come malattia professionale. L’Inail lo valuta se hai referti, diagnosi e prove ambientali.
- Puoi ottenere l'invalidità civile, anche parziale. Non serve essere “invalido totale”: anche un’invalidità lieve può darti accesso a benefici, tutele e punteggio INPS.
Ricominciare altrove ? Come farlo.

A volte l’unica via d’uscita per la propria salute è andarsene davvero il prima possibile .
Ma ricominciare non significa cancellare tutto:
significa riprendere controllo della tua immagine professionale.
- Racconta il cambiamento senza vittimismo. Nei colloqui non parlare di mobbing: parla di "ambiente disfunzionale", "valori non condivisi", "crescita bloccata".
- Riscrivi il tuo profilo puntando su ciò che hai retto. Capacità di gestione dello stress, problem solving, autonomia: la resilienza è una skill.
- Evita l’auto-isolamento. Riparti anche da ambienti nuovi: corsi, coworking, associazioni. La rete professionale si ricostruisce fuori dalla trincea.